L’utilizzo di gomma o plastica riciclata nella realizzazione del manto stradale è una tecnica in corso di sperimentazione da alcuni anni con risultati incoraggianti. Ora è la volta del polietilene tereftalato, meglio noto come PET, di essere messo alla prova: mentre nel Regno Unito si sta usando questo materiale (bottiglie riciclate, in pratica) nella costruzione di nuove strade, la TechniSoil Industrial ha studiato la via del riciclo ed è al lavoro su un tratto nel centro di Los Angeles. L’idea consiste nel sostituire il bitume, che funge da legante fra le componenti del manto stradale, col polietilene opportunamente lavorato fino fargli assumere una consistenza oleosa.
Questo in aggiunta a un’altra opzione già sperimentata da anni, ovvero il riciclo del materiale che costituisce le strade stesse, riportandolo a nuova vita senza necessità di crearne e trasportarne in loco di nuovo.
Ciò era tuttavia possibile solo con gli strati più bassi poiché la superficie, soggetta a pesante usura, non sarebbe più in possesso della “forza” necessaria a sostenere il compito in questione. Almeno finora.
Il legante plastico che sostituisce il bitume dona infatti maggior vigore al composto, rendendo la superficie stradale ancor più resistente di prima, addirittura di assai più lunga durata (da otto a quindici volte, secondo i test di laboratorio).
E tutto potrà essere eseguito sul posto da un veicolo apposito, una sorta di treno stradale dotato di varie sezioni che svolgono il compito in una vera e propria catena di montaggio, dalla frantumazione e raccolta del vecchio manto alla miscelazione col legante al deposito sulla carreggiata. Operazioni eseguite in forma continua man mano che il veicolo avanza lungo il suo percorso.
Secondo i responsabili della TechniSoil non saranno più necessari gli 84 viaggi fra andata e ritorno dei camion che oggi trasportano il materiale necessario al rinnovo di ogni miglio (1,6 km) di strada. Naturalmente non sarebbe neppure necessario produrre e lavorare il bitume, sostituito con la plastica altrimenti inquinante. In molti casi il processo dovrebbe risultare persino meno costoso del metodo tradizionale e comunque l’emissione di CO2 sarebbe ridotta del 90%. Questo, unito alla vita molto più lunga del particolare asfalto plastico, ha convinto le autorità di Los Angeles a concedere i permessi per una prova lungo una strada cittadina particolarmente trafficata anche da mezzi pesanti, che sarà monitorata per un periodo di un paio d’anni al fine di valutare l’efficacia del nuovo metodo costruttivo e valutarne eventuali problemi di natura ambientale dovuti alla presenza del polietilene.
[Foto TechniSoil Industrial]
Di Corrado Festa Bianchet