DE CHIRICO RITORNO AL FUTURO. NEOMETAFISICA E ARTE CONTEMPORANEA

A poco più di quarant’anni dalla scomparsa di Giorgio De Chirico (Volo, Grecia 1888 – Roma 1978) la Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino, celebra l’artista fondatore del fenomeno neometafisico, con una mostra (visitabile sino al 25 agosto) di particolare interesse e di ampio respiro culturale. L’esposizione è votata alla riscoperta dell’ultimo de Chirico, alla sua vitalità artistica, ma anche alle tante suggestioni e influenze che la sua arte ha avuto sulle nuove generazioni di artisti a partire dagli anni Sessanta; generazioni legate alla Pop Art, all’Arte Concettuale, alla Nuova Pittura, alla Body Art, alla Performance e che si sono rivolte alla sua opera, riconoscendolo come maestro ispiratore e anticipatore della loro nuova visione artistica. Un esempio fra tutti: Andy Warhol, figura predominante del movimento della Pop Art, nell’intervista “Una metafisica industriale” del 1982 con Achille Bonito Oliva diceva: “Ho sempre ammirato de Chirico. Ha ispirato molti pittori…Ogni volta che vedevo i quadri di de Chirico mi sentivo vicino a lui…”, confermandolo  così come maestro ideale per il suo concetto di ripetizione e variazione seriale delle proprie opere.  La Pop Art si è servita di famosi quadri di de Chirico come Le Muse inquietanti, quali  veri riferimenti di immagini a cui attingere con citazioni esplicite; in  mostra, fra gli altri, è presente il quadro dal titolo assai significativo: The Disquieting Muses (After de Chirico) di Warhol (1982).

Dal 1910 agli anni della Neometafisica il pittore ha lavorato intensamente sulla propria identità polimorfica di artista, dipingendo una serie ininterrotta di autoritratti che quasi anticipano la Body Art in una perpetua rappresentazione del sé in cui alternano travestimenti e denudamenti (Autoritratto nudo, 1945).

A partire dal 1967 de Chirico entra nel periodo neometafisico: qui i suoi quadri appaiono come una sintesi originale dei temi e degli stili espressi nelle sue precedenti opere.

La Neometafisica del Maestro è una fase di nuova creatività fondata sulle immagini del proprio passato, concepita ora con una differente ottica, con nuove soluzioni formali e concettuali. E’ in una grande macchina scenica dove tutto sembra illuminato da una nuova rivelazione, dallo scioglimento di molti enigmi, dal compimento di una vita consapevole della propria immortale grandezza, da affrontare e rivisitare, forse, con un lieve senso di ironia.

La visione originaria e futuribile della pittura di de Chirico penetra la realtà e la trascende; la capacità di cogliere quello che chiamava “l’aspetto metafisico delle cose” ha influenzato atteggiamenti e generi differenti, non solo nel campo delle arti figurative, ma anche della letteratura, del cinema, delle nuove tecnologie digitali.

L’esposizione alla GAM si apre con Orfeo trovatore stanco che riassume i motivi della pittura dechirichiana: uno dei temi centrali è il rapporto tra lo spazio e la scultura con la rappresentazione dei monumenti al centro delle piazze, con i frammenti di sculture antiche, fino ai manichini sospesi tra essere umano e statua, dando così un senso nuovo alla presenza della scultura nelle sue opere. I simboli dell’arte classica perdono il valore aulico e sono accostati alla “banale” modernità. Le ombre delle statue, delle arcate, delle architetture assumono un nuovo ruolo aumentando il senso di enigma, d’inquietudine e di fascino; de Chirico le rende addirittura vive, trasformandole in veri e propri personaggi.

In mostra 102 opere divise in sette sezioni tematiche: una di queste, quasi come un inserto prezioso, è riservata al tema della citazione e della copia, esercizio molto amato da de Chirico nella sua ricerca sulla pittura dei grandi maestri classici, tra i quali prediligeva Michelangelo. La mostra propone in un emozionante rapporto simbiotico lo Studio di braccio per una figura della Volta Sistina, disegno di Michelangelo (1508-1509 circa) insieme a disegni di de Chirico dedicati allo studio degli affreschi michelangioleschi e a due opere del ciclo sul Buonarroti di Tano Festa (Roma, 1938-1988), pittore che fra i primi ha usato il tema della citazione dai grandi maestri, ispirandosi proprio a de Chirico.

La forza della pittura di Giorgio de Chirico sta nel tenace collegamento con l’arte del passato, con la classicità senza tempo che ha il potere di rifondare l’arte del futuro.

di Giannamaria Nanà Villata

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