Produrre energia elettrica grazie al freddo dello spazio

Pannelli solari che generano energia nel buio della notte? Non è così assurdo come potrebbe sembrare: le radiazioni infrarosse, a differenza di quelle visibili, sono onnipresenti, ci inondando anche quando il cielo è carico di nubi, anche in piena notte. Il nostro pianeta è molto più caldo dello spazio che lo circonda, ne emette in quantità enormi.

I primi risultati ottenuti grazie a un prototipo sviluppato dall’American Institute of Physics, apparsi su Applied Physics Letters, dimostrano come sia possibile produrre energia sfruttando il trasferimento di questa energia.

Il pannello, una sorta di parabola puntata verso il cielo che sfrutta la differenza di calore fra il materiale di cui è composta e il freddo dell’universo, cattura le radiazioni infrarosse rilasciate durante il processo e le trasferisce verso un fotodiodo in grado di convertire questo potenziale in energia elettrica.
In altre parole, mentre un pannello fotovoltaico cattura la radiazione luminosa in ingresso, dal Sole verso il pannello, questo dispositivo sfrutta la radiazione termica in uscita dal nostro pianeta verso il freddo dell’universo stesso.

Va detto che in questo momento siamo solo di fronte a una dimostrazione della validità del principio teorico: la produzione di elettricità è infatti risultata di appena 64 nanowatt, a fronte per esempio dei 5 watt di un semplice pannello fotovoltaico tascabile per la ricarica degli smartphone.

Tuttavia le potenzialità per gli sviluppi futuri sono promettenti. Più elevata è la differenza fra le temperature in gioco, maggiore sarà la produzione di energia, una volta raffinata la tecnologia necessaria. E nel vuoto dello spazio fa molto freddo, fino a -270 centigradi.

Un’idea pratica consiste nell’accoppiare questa tecnologia ai tradizionali pannelli fotovoltaici permettendo loro di incrementare la produzione durante il giorno e rimanere attivi anche di notte, ma si potrebbe sfruttare la differenza di calore in qualsiasi circostanza, anche nelle normali attività quotidiane, in cui venga generato calore come inutile effetto collaterale. Il fenomeno è chiaramente evidente posando la mano sul retro di un televisore o di uno smartphone durante il funzionamento, poi basterà pensare a quanto si scaldino in proporzione i macchinari impiegati nella produzione industriale. Poter convertire questo calore disperso in elettricità utilizzabile aprirebbe prospettive interessanti.

Di Corrado Festa Bianchet

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