Un sintetizzatore vocale controllabile direttamente dal cervello di chi ha perso l’uso della parola

La perdita della capacità di parlare ha in sé effetti devastanti soprattutto laddove le cause siano neurologiche e di conseguenza accompagnate da una paralisi estesa al corpo intero con scarsissima o del tutto nulla capacità residua di movimento, nei casi più gravi limitata ai soli bulbi oculari.

Nell’immaginario collettivo il primo esempio che viene in mente è Stephen Hawking, il grande fisico affetto da SLA che poteva comunicare tramite un sintetizzatore controllato, negli ultimi anni, da un sensore a infrarossi posto negli occhiali e guidato tramite un muscolo della guancia. Un sistema comprensibilmente lento e macchinoso, nonostante gli ultimi aggiornamenti quali un software predittivo sviluppato da SwiftKey, società ben nota a molti utenti di comuni smartphone, che aveva praticamente raddoppiato la quantità di parole comunicabili dal paziente ogni minuto.

E anche nel fantascientifico universo del XXIII secolo il capitano Cristopher Pike in un celebre episodio di Star Trek riesce a comunicare solamente “Sì” o “No” tramite un emettitore di bip.

Ma sviluppi importanti in corso nel mondo di oggi portano nuove speranze: un team di ricercatori dell’Università della California guidato da Gopala K. Anumanchipalli, Josh Chartier e Edward F. Chang sta analizzando attraverso svariati approcci il modo in cui il cervello “ordina” ai nervi e ai muscoli preposti di operare in modo da emettere il suono richiesto.

Lo studio è esteso al comportamento del cervello, della laringe e degli altri organi nel momento in cui il volontario mima le parole, ovvero fa tutto quello che farebbe se dovesse pronunciarle, inclusa la contrazione dei muscoli, ma senza emettere alcun suono.

Il lavoro è naturalmente assai complesso, ma i risultati cominciano ad arrivare e si sta cercando di aggirare, anche qui con riscontri positivi, il problema della necessità di addestrare il dispositivo attraverso i dialoghi del singolo, specifico paziente. Cosa che andrebbe fatta prima dell’insorgere del problema, ma è chiaro che non sempre sarà possibile.

Un sintetizzatore vocale in grado di interpretare in modo diretto l’attività corticale è comunque oggi un traguardo realistico e i ricercatori sono fiduciosi sui futuri sviluppi della tecnologia in questo campo.

Di Corrado Festa Bianchet

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