Musica: ecco come aiuta gli anziani a ricordare e a “riconnettersi” con il mondo che li circonda

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La musica, oltre ad appagare l’animo e le orecchie di chi l’ascolta, fa bene non solo all’umore e al cuore, ma come evidenziato dalle numerose ricerche condotte dagli esperti, aiuta anche a ridurre lo stress, migliora la produttività e favorisce anche la concentrazione.

Di recente però John Abel, musicoterapeuta presso la clinica della riabilitazione e della salute di AG Rhodes, situata nel quartiere Grant Park di Atlanta, ha fatto un’altra scoperta interessante e che potrebbe aprire nuove strade all’utilizzo della musica, in particolare in ambito terapeutico e nelle case anziani.

Spesso gli anziani presenti in queste strutture tengono la testa chinata, isolandosi così dal resto del mondo, ma la musica può aiutarli a ricordare e a riconnettersi con l’ambiente circostante.”

Alcune aree del cervello, come riferito da Abel, contengono ricordi che possono essere stimolati e riportati alla luce grazie all’ascolto di melodie specifiche, in particolare di quelle di Mozart, che da sempre sono note per essere un valido aiuto per sviluppare la percezione spazio-temporale.

Una di queste aree del cervello, anche nei pazienti affetti da demenza senile e dal morbo di Alzheimer, è una delle ultime aree a subire il processo di atrofizzazione, quindi la musica non solo riesce a penetrarla, ma anche a stimolarla in modo potente.”

John Abel, oltre a lavorare con la musica da più di trent’anni, ha potuto vedere questi effetti positivi di persona durante le jam session organizzate con gli ospiti della casa anziani di Atlanta.

Gli anziani, dopo essersi disposti in cerchio, vengono stimolati con mezz’ora con tamburelli, musica classica, canzoni religiose, brani di Marvin Gaye, dei Beatles e altre preferite, come ad esempio Mustang Sally.

Durante queste sessioni, oltre a sorridere, gli ospiti iniziano a parlare tra di loro e a chiamarsi, lasciandosi andare di tanto in tanto anche a battute e a risate: tutti dettagli che in apparenza possono sembrare insignificanti, ma che in realtà non lo sono visto che avvengono tra persone affette da demenza senile o dal morbo di Alzheimer.

La musica può essere davvero magica” conferma Abel. “Quando ci troviamo insieme, dico loro che non siamo un coro, di non trattenersi o di non sentirsi a disagio, perché non stanno cantando per esibirsi, ma stanno cantando per la loro salute.”

Di Francesca Orelli

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