Laser e nanoparticelle per la lotta ai tumori: una ricerca promettente

Nanoparticelle per combattere il cancro. È questa la ricerca portata avanti dalla dottoressa Hadiyah-Nicole Green, e ha già condotto a risultati importanti.

La dottoressa Green perse gli zii, che l’avevano cresciuta dopo la scomparsa dei genitori, a causa di tumori che non fu possibile curare attraverso le tecniche ora in uso, radioterapia e farmaci chemioterapici. Questa esperienza la rese inoltre consapevole degli effetti collaterali del trattamento sui pazienti, che possono risultare davvero pesanti poiché anche i tessuti sani vengono aggrediti dalla cura.

Proprio in seguito alla sua tragedia personale la dottoressa Green decise di dedicarsi in prima persona alla lotta contro il cancro, nonostante avesse già scelto la via della fisica, specialità per cui aveva conseguito la laurea.

Durante le ricerche per il dottorato in fisica e ottica all’Università dell’Alabama Birmingham, sviluppò un procedimento grazie al quale è possibile iniettare una sostanza contente nanoparticelle (approvata dalla Food and Drug Administration americana) in grado di penetrare esclusivamente nelle cellule cancerogene, evitando quelle sane. Riscaldate tramite le radiazioni emesse da un laser (entrambi i procedimenti singolarmente sono innocui), le nanoparticelle “esplodono” uccidendo le cellule colpite dal tumore senza danneggiare quelle sane.

I risultati positivi in laboratorio le hanno fatto guadagnare la fiducia del mondo accademico e un contributo di 1,1 milioni di dollari per portare avanti le ricerche.

La dottoressa Green è consapevole del suo ruolo in un mondo dove i modelli da seguire per le donne con la pelle nera sono per lo più associati allo spettacolo e le ricercatrici in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (campi raggruppati nell’acronimo STEM) sono, donne fra le donne, una minoranza nella minoranza.

Inoltre, non intende cedere i brevetti delle sue scoperte alle grandi industrie farmaceutiche poiché ritiene le cure che deriveranno dalle sue ricerche debbano rimsnere il più possibile accessibili a chiunque. Problema particolarmente sentito nel sistema sanitario americano.

In questo, la Ora Lee Smith Cancer Research Foundation da lei stessa creata in memoria di sua zia potrà senz’altro esserle di conforto e aiuto. Di certo, la strada intrapresa sta portando a risultati concreti, la speranza per il futuro di questa ricerca è quindi ben  motivata.

Di Corrado Festa Bianchet

 

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