Quando la Natura e il Tempo diventano architetti: la Grotta Grande del Vento di Frasassi

grotta grande del vento frasassi

Esiste un luogo magico nel comune di Genga (Ancona), un luogo che, come descritto da Alberto Angela nella penultima puntata di Meraviglie-La penisola dei tesori, sembra essere uscito da una fiaba: è la Grotta Grande del Vento di Frasassi.

Questa grotta, nota anche come Abisso Ancona tra gli abitanti della zona, è una delle più impressionanti delle grotte di Frasassi, un gruppo di cave sotterranee carsiche che si trovano nel Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

Scoperta per la prima volta nel 1971 da un gruppo di ragazzi, e per puro caso (uno dei sacchi cadde nella grotta e, dalla caduta, i giovani stimarono che sotto di loro si trovasse una cavità profonda almeno 100 metri), la Grotta Grande del Vento di Frasassi ha destato meraviglia fin dal primo momento.

Larga 180 metri e profonda 120 metri, per un’altezza di 200 metri, la grotta contiene stalattiti che arrivano a sfiorare anche i 20 metri.

Secondo quanto rivelato dallo stesso Angela nella puntata del 2 aprile 2019, andata in onda in prima serata su Rai Uno, monumenti grandi come la Torre di Pisa e la Statua della Libertà riuscirebbero a riempire questa cavità soltanto per un quarto.

E non è tutto: vista l’estensione dell’Abisso Ancona, è probabile che, se si riuscisse a spostarlo dal suo luogo originale fin dentro la grotta, anche il Duomo di Milano non solo ci starebbe comodamente, ma non riuscirebbe nemmeno a sfiorare la sommità.

Ciò che colpisce però di più della grotta non è soltanto il bianco accecante, ma anche che il Tempo e la Natura, nonostante ci abbiano lavorato per più di 200 milioni di anni, stanno continuando ad espanderla e a far crescere le stalattiti e le stalagmiti.

A testimoniarlo è la superficie stessa di questa meraviglia, ancora bagnata e lucente: nell’ambiente infatti è presente un’acqua ricca di calcio, acqua che, poco alla volta, tramite un processo che tocca non solo la geologia, ma anche la chimica e la fisica, ha formato questa grande cavità sotterranea.

Noi siamo la prima generazione a poter ammirare questa meraviglia della natura: nessuno prima di noi infatti, nemmeno gli uomini preistorici, ha potuto ammirare questa Cattedrale del Tempo, in quanto al suo interno non sono state trovate tracce di ominidi né di animali.

Di Francesca Orelli

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