L’Italiano: la lingua più bella del mondo

“Sono veramente innamorato di questa bellissima lingua, la più bella del mondo

Thomas Mann (Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull)

‘L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo‘. Da tempo si legge questa notizia sul web. Che sia fondata o meno, non ci sono dati sicuri. Di certo è che sono tante le persone all’estero che amano la nostra lingua.

Un sondaggio condotto all’Università di Pittsburgh ha rivelato come a partire dagli anni ’60 in poi l’iscrizione ai corsi di italiano sia sensibilmente aumentata negli Stati Uniti.

Il British Council ha riconosciuto l’italiano come una delle 10 lingue più importanti per il Regno Unito per i prossimi vent’anni.

Sono molti gli stranieri di tutto il mondo che decidono d’imparare la nostra lingua. Le ragioni sono diverse.

  1. Poter viaggiare nel Bel Paese e calarsi nell’atmosfera della nostra penisola, parlando italiano. Forse non tutti lo sanno, ma l’Italia ha ben 53 luoghi riconosciuti come ‘Patrimonio dell’umanità‘ dall’Unesco. Troppo spesso noi ce lo scordiamo, all’estero però conoscono molto bene la bellezza della nostra Penisola.
  2. Un’altra ragione per cui gli stranieri scelgono di studiare italiano è quella di poter capire quale piatto ordinano al ristorante. Cosa vuol dire penne all’arrabbiata o spaghetti alla puttanesca? Forse non ci abbiamo mai pensato, ma l’arte culinaria è intessuta di parole italiane.
  3. Guardare un film di Fellini o di Antonioni in lingua originale è un privilegio che noi diamo per scontato. Così come leggere la Divina Commedia di Dante o le poesie di Leopardi. L’Aida di Verdi è una fra le opere più amate al mondo.

Godere a pieno del nostro patrimonio culturale è uno dei motivi per cui gli stranieri vogliono imparare l’italiano. La nostra lingua, infatti, è forse quella più legata all’arte e alla cultura in generale. Dalla pittura all’architettura, dalla moda e design al cibo e al vino, passando per l’artigianato artistico.

E allora perché proprio noi, italiani, la mortifichiamo in questo modo? Ignoriamo il suo valore e la inquiniamo con parole storpiate, anglicismi rubati dal mondo del web oppure, e ripeto, oppure (no, non userò piuttosto che come congiunzione disgiuntiva!) sbagliamo verbi e congiuntivi.

Riflessioni sulla lingua ce ne sono state anche in epoche passate. La differenza tra oggi e allora sta nel fatto che il cambiamento inevitabile che l’italiano sta vivendo adesso coinvolge tutti, e non pochi intellettuali, e si diffonde a macchia d’olio nel web fino a sconfinare nel mondo reale.

Questo nuovo linguaggio nato in internet, però, non si accontenta della comunicazione informale e sta gradualmente contaminando anche l’italiano scritto. Se continuiamo così, finiremo per essere corretti da americani o finlandesi appassionati della nostra lingua.

E se il linguaggio rappresenta l’identità di un popolo, è curioso scoprire come la Costituzione italiana protegga le minoranze linguistiche ma non spenda una parola per la tutela della nostra bellissima lingua.

Consapevoli di ciò, non facciamoci mangiare dalla globalizzazione tanto in voga di questi tempi. Le diversità sono una ricchezza. Ribelliamoci a uno pseudo linguaggio unico! Laddove anche l’Accademia della Crusca ha ceduto, non facciamolo noi e non accontentiamoci di spoilerare un qualcosa, ma pretendiamo di anticipare, rivelare, svelare, riferire, confessare o divulgare quella cosa. (E che non si dica che la nostra lingua sia povera di parole).

di Virna Cipriani

Immagine tratta da lavocedinewyork.com

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