Venditori di palloncini vittime della crisi dell’elio

Siamo nel bel mezzo di una crisi dell’elio, anche se non sono in molti a saperlo.

A rendersene pienamente conto sono però i venditori di palloncini; potremmo affermare scherzosamente che i loro affari si stiano sgonfiando, ma il problema è per alcuni talmente grave che rischiano seriamente di dover chiudere l’attività: lo teme un rivenditore di Oakland, Stati Uniti, che racconta di come il prezzo dell’elio sia quadruplicato in pochi mesi e le scorte ridotte, tanto che nei periodi di maggior vendita di palloncini (come la Festa della Mamma o quelle di laurea) ha a disposizione solo un settimo del gas su cui poteva contare fino all’anno scorso.

Ma a cosa è dovuto il problema?

L’elio, a differenza dell’idrogeno, non può essere manufatto, è necessario estrarlo dal terreno. La maggior parte dell’elio di produzione americana (e gli Stati Uniti sono a loro volta il maggior produttore mondiale) viene da uno stabilimento governativo in Texas; nel 1996 il Congresso ne stabilì la chiusura e la vendita di tutte le scorte, al fine di incentivare il commercio privato di questo gas.

Chiusura prevista per il 2013, poi rimandata al 2021, ma il progressivo esaurimento delle scorte unito al picco della domanda ha condotto all’attuale crisi.

L’elio è usato ampiamente e in quantità sempre maggiori anche in ambiti industriali e scientifici, dalla medicina allo spazio, che comprensibilmente hanno la precedenza sull’intrattenimento e lo svago.

Una situazione analoga si era verificata nel 2012, quando problemi di manutenzione colpirono contemporaneamente stabilimenti in Qatar, Algeria e Australia. Come conseguenza visibile, alcune delle tipiche manifestazioni americane che prevedono sfilate di palloni giganti dovettero essere ridimensionate.

Nel frattempo per tamponare la crisi si stanno studiando alternative, quali palloncini in materiali diversi (come il lattice) riempiti di semplice aria.

L’elio è presente in grandi quantità nel terreno, ma estrarlo non è semplice poiché i giacimenti si trovano a grande profondità.

Si tratta in sostanza di un problema di domanda e offerta che durerà per almeno altri tre anni, quando un nuovo stabilimento aprirà in Russia e, si prevede, riuscirà a soddisfare la domanda globale.

Di Corrado Festa Bianchet

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...