Il Teatro Patologico di Dario D’Ambrosi

Esiste un teatro particolare a Roma, il Teatro Patologico, in cui arte e follia s’incontrano e si fondono. Il teatro si fa strumento sociale e la malattia mentale diventa, qui, uno strumento teatrale . È un teatro di certo ostico, a volte sgradevole o faticoso perché sbatte in faccia una realtà, quella della follia, senza usare giri di parole.

Il Teatro Patologico è un teatro decisamente fuori dagli schemi che trova la sua dimensione ideale in luoghi non sempre tradizionali, come strade, vetrine e macellerie. Un’esperienza unica nel suo genere.

Un teatro che ti pone davanti a un tema non facile, come quello della pazzia e del suo lato più oscuro, parla direttamente al tuo inconscio e la fa attraverso lo psicodramma.

Lo psicodramma è una rappresentazione scenica che fa emergere  e rivivere i conflitti psichici di un malato. La scienza ha ampiamente dimostrato come la rappresentazione teatrale sia di grande aiuto ai pazienti psichici, perché permette loro di prendere contatto con la propria parte più intima in un contesto protetto e guidato. Guidato, sì, ma non artefatto.

Il Teatro Patologico è un teatro sperimentale in cui la parola perde il suo ruolo da protagonista per lasciare spazio ad altri strumenti: il corpo, la voce e il colore, la scenografia. Tutti linguaggi universali. Ragion per cui questo teatro ha avuto enorme successo anche all’estero.

Dario D’Ambrosi: fondatore del Teatro Patologico

Il Teatro Patologico è diretto da Dario D’Ambrosi, attore, autore e regista d’avanguardia milanese. D’Ambrosi ha unito due sue grandi passioni: lo studio delle malattie mentali e il teatro.

Da questi due interessi nasce una nuova forma di espressione artistica, fuori dai canoni tradizionali: il suo Teatro Patologico, appunto, un teatro che vuole esplorare la follia nel profondo e in modo personale.

D’Ambrosi è un’autorità indiscussa nel teatro che indaga l’animo umano. Intorno agli anni ’70, a soli 19 anni, l’attore esordisce al teatro Café La MaMa di Ellen Stewart, portando in scena il monologo Tutti non ci sono, che rimarrà in cartellone per diversi mesi.

Un grande traguardo calcolando che in quell’epoca il Café La MaMa è il teatro d’avanguardia per eccellenza, frequentato da artisti in erba dello spessore di Robert De Niro, Lou Reed, Andy Wharol e Pina Baush.

D’Ambrosi cresce come attore e autore, respirando quelle atmosfere; diventa membro del teatro e allestisce altri spettacoli come La trota, I giorni di Antonio, Il ronzio delle mosche, Allucinazioni da psicofarmaci, Cose da pazzi, Il principe della follia, Il nulla, Frusta-azioni e Un regno per il mio cavallo.

Nel 2009 il regista lombardo apre la Prima Scuola Europea di Formazione Teatrale per ragazzi disabili psichici che ha lo scopo d’incoraggiare la creatività degli allievi, senza snaturarne la fantasia e la sensibilità.

Un progetto ambizioso cui partecipano non solo i docenti e i ragazzi ma anche gli assistenti sociali, gli operatori sociali e, soprattutto, i familiari degli allievi.

Il teatro diventa in questo modo un luogo speciale in cui progetti, idee, emozioni e stati d’animo si mescolano per dare vita a spettacoli unici nel proprio genere, scritti dagli allievi stessi, curatori anche di costumi e scenografie.

Foto tratta da teatropatologico.org

Il Teatro Patologico ha fatto il giro del mondo: dai teatri spagnoli, inglesi, tedeschi alle università americane ed europee, portando in scena spettacoli in cui prosa classica, malattia mentale, favole si fondono per creare qualcosa di irripetibile. Medea, Il Trip di don Chisciotte, Pinocchio, Volare e Romeo and Juliet sono alcune delle rappresentazioni messe in scena in questi anni.

Dal 8 al 24 marzo 2019 si terrà, la XXVIII edizione del Festival del Teatro Patologico-Premio “Rita Sala”, intitolata “Solo il teatro può“: una splendida opportunità per assistere a spettacoli, incontri e reading in cui la passione per il teatro, l’attenzione verso alcuni importanti temi sociali e la malattia mentale sono i veri protagonisti.

di Virna Cipriani

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