“Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda

"Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda

Nel mare ci sono i coccodrilli” è la storia vera di un bambino afgano, Enaiatollah Akbari, raccontata dalla penna di Fabio Geda.

Il libro narra di un viaggio, quello compiuto da Enaiatollah Akbari, da solo, a 9 anni, attraverso 5 stati: il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia e infine l’Italia.

Il romanzo inizia con la partenza improvvisa del protagonista insieme alla mamma. La donna, a malincuore, fa l’unica scelta possibile per proteggere il piccolo dai talebani: abbandonarlo in Pakistan, con la speranza che riesca a salvarsi in qualche modo.

Cosa può fare un bimbo di 9 anni, solo, in Pakistan?

Questo libro lo racconta e lo fa in modo semplice, disarmante e coinvolgente. Proprio come è Enaiatollah Akbari.

Il romanzo prosegue descrivendo il viaggio del bambino alla ricerca di un luogo sicuro e sereno dove crescere. Un viaggio che dura circa 6 anni scandito da paura, morte, fatica ma anche speranza e aiuti.

Un piccolo libro ma molto importante. Una storia che racconta, commuove, insegna e, cosa non da poco, apre il cuore e la testa.

Dopo aver finito la lettura ho voluto cercare una foto di Enaiatollah su Google. Sentivo il bisogno di associare questo racconto a un volto. Dargli dei tratti somatici, dei colori, un’espressione che troppo spesso sono abituata ad archiviare sotto l’etichetta di ‘migrante‘ senza voler approfondire.

È una storia che ho letto in apnea, partecipando alle vicende del bambino come se fossi stata accanto a lui. Nei brevi momenti in cui il piccolo ha potuto rilassarsi, io l’ho fatto insieme lui. Come in Grecia, una volta raggiunta la costa con un gommone gonfiato dal bambino stesso oppure in Italia, quando trova una famiglia pronta ad accoglierlo.

Questi racconti sono preziosi, specie in questo periodo storico. Non solo per chi s’indigna di fronte a certe notizie, ma anche per quelli che, forse confusi o spaventati, si trincerano dietro un muro fatto di pregiudizi e diffidenze.

Leggere romanzi come questo ci permette di conoscere un po’ di più quegli uomini e quelle donne che incontriamo per strada, nei negozi o sul pianerottolo di casa. O almeno ci aiuta a riflettere. A domandarci come è stato il loro, di viaggio, per arrivare in Italia.

Attraverso queste storie impariamo a metterci nei loro panni e a vedere le cose come le vedono loro. Ci viene voglia di tendere una mano. Perché è vero che il nostro paese non può garantire loro sicurezza o salvezza. Non sempre almeno. Ma è anche vero che la sicurezza e la salvezza che cercano loro non è detto che corrisponda all’idea che abbiamo noi.

Per chi teme ogni giorno per la propria vita, per chi attraversa il mare con un gommone senza saper nuotare o mangia una ciotola di yogurt ogni due giorni, un pasto caldo e un posto riparato dove dormire sono già salvezza e sicurezza. Poi arriverà anche il resto.

di VIrna Cipriani

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