Carnevale di Borgosesia: quando il divertimento si veste a lutto!

Carnevale, festeggiato da secoli in ogni angolo d’Italia, si presenta di frequente con regole e tradizioni valide solo in un ambito locale più o meno esteso: è il caso del Carnevale Ambrosiano, diffuso in Lombardia e oltre, o di tradizioni particolari come la battaglia delle arance di Ivrea. Si tratta in questi casi di eventi rinomati, esistono però innumerevoli usanze legate a realtà meno conosciute ma altrettanto curiose e peculiari.

È il caso per esempio di Borgosesia, in provincia di Vercelli, dove il Carnevale propone eventi tipici quali le sfilate per tre domeniche consecutive dei carri allegorici, ma si conclude non già nel Martedì Grasso ma il giorno successivo, detto Mercu Scurot (mercoledì scuro) che vede l’invasione della località valsesiana da parte di distinti individui in completo nero inclusivo di frac, cilindro, farfallino e cassù, un tradizionale mestolo di legno utile per degustare vino dalle apposite postazioni sparse lungo tutta la città.

L’origine di questa usanza risale al 1854: si ritiene sia dovuta all’idea di un tecnico alsaziano, Bomen, il quale, triste per il termine del divertimento, stabilì che se il carnevale era morto durante il martedì grasso sarebbe stato giusto fargli il funerale il giorno successivo. E in effetti un tempo veniva inscenata anche la sfilata di un’apposita bara.

Nella società del diciannovesimo secolo e dei primi decenni del ventesimo ciò costituiva una trasgressione nella trasgressione (il Carnevale stesso), e fu a lungo osteggiata, naturalmente senza successo, dal clero.

Questa peculiare tradizione borgosesiana è giunta fino ai nostri giorni, anche se naturalmente la componente trasgressiva e anticlericale risulta sbiadita nel contesto della società moderna.

Rimane il divertimento di una giornata all’insegna della sregolatezza, che vede la città popolata da una marea di persone gioiosamente abbigliate a lutto.

Di Corrado Festa Bianchet

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