Piccola Clara (ultima puntata)

Il Tribunale accolse l’istanza e nominò mio padre Commissario per la gestione della SITA nell’isola, conferendogli “la facoltà di compiere nell’interesse della predetta Società, tutti gli atti inerenti l’ordinaria amministrazione”.

Non c’era più la guerra, ma la Sardegna, priva di risorse proprie, dovette “arrangiarsi” per continuare a vivere. I trasporti erano d’importanza primaria. In trenta anni di attività la rete di autoservizi aveva collegato circa trecento paesi e frazioni su quattrocento. La guerra aveva reso sempre più precari i contatti col continente, lasciando l’isola priva di pezzi di ricambio e di gomme.

L’ultimo rifornimento arrivò nell’agosto 1943 e ciò causò una diminuzione degli autoservizi, che passarono dalla percorrenza di circa cinque milioni (luglio 1942) a meno di un milione. Molti paesi si trovarono improvvisamente isolati, ma grazie allo sforzo della SITA e degli autotrasportatori privati a poco a poco ogni angolo fu nuovamente raggiunto.

Purtroppo ciò è stato possibile facendo ricorso al “mercato nero” che si presume intascò, per gomme e pezzi di ricambio, circa cinquanta milioni di lire.

Poco prima che anche questa fonte si esaurisse, mio padre, a nome della SITA e degli autotrasportatori, chiese “alla Commissione Alleata la più sollecita importazione in Sardegna di almeno tremila pneumatici da mettere a disposizione dell’Alto Commissariato, per la distribuzione prevalentemente ai servizi di pubblica utilità… al Ministero della Guerra che […] siano lasciate a disposizione dell’Alto Commissariato per la regolare distribuzione 1400 gomme da togliere a 200 autocarri militari […] al Ministero della Guerra che venga dato incarico a ditte della Sardegna […] di smantellare le diverse centinaia di autoveicoli militari […] onde procedere alla selezione ed immagazzinamento dei particolari utilizzabili”.

Non appena liberata Firenze, mio padre chiese al Comando Militare alleato di poter raggiungere il continente. Con un aereo militare giunse a Roma e poi a Firenze. Nella riunione del 9 maggio 1945, tenutasi nella sede fiorentina della SITA, la Direzione espresse “un voto di compiacimento al direttore regionale per l’opera da lui svolta in Sardegna durante il periodo di separazione”. E tanto basta.

Nessuno, e ancor meno mio padre, si aspettava encomi per avere compiuto il proprio dovere.

Rientrato a Cagliari continuò il suo lavoro di ripristino delle autolinee già iniziato dal primo gennaio di quell’anno, fino ad arrivare ad attuarne il 75% a fine marzo. L’obiettivo di babbo non era soltanto il completamento dei trasporti ma quanto auspicato nella riunione fiorentina e cioè che “…le sedi della Sardegna dovranno tenere presente l’eventuale sviluppo dei servizi turistici, in quanto si prevede che, a fine guerra, il turismo avrà notevole incremento anche in Sardegna”. Questa fu la guerra di babbo, che non aveva ancora quarant’anni e amava la sua terra e la “sua” SITA tanto da non staccarsene mai più.

di Clara Spada

tratto dalla pubblicazione per l’Unione Sarda nel 2013 in ricorrenza dei bombardamenti su Cagliari del 1943

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