Piccola Clara (terza puntata)

Mentre zia inseguiva suo figlio che correva lungo il viale, sopra di noi diversi aerei si intrecciavano nel volo a bassa quota mitragliandoci. Sembrava un film e non lo era. Bisogna salvare le bambine! gridò nonna e scendemmo a precipizio per le scale fino alla casa del forno.

Ci infilarono dentro casse di zinco svuotate in fretta da porcellane e cristalleria che finirono in briciole. Nonna si protesse la testa con una teglia di ferro e, nonostante la paura, era così buffa che ci venne da ridere. Sentimmo un forte boato in cima alla collina, nella campagna accanto alle caserme. Non fece danni ma lo spostamento d’aria staccò gli stucchi del soffitto di casa.

Prima di mitragliare noi, quegli aerei avevano spezzonato la Stazione e ucciso un uomo. Nel pomeriggio andammo a guardare il cratere della bomba, in cerca di schegge. Poco tempo dopo partimmo per Laconi, più vicini a babbo, sfollato in paesi del Campidano con uffici e dipendenti. La nostra casa era grigia e più nuova di tante altre del paese. Avevamo cucina, gabinetto, acqua e luce, tre camere.

Molti i cagliaritani: sembravamo in villeggiatura, si tentava di non pensare e ci si incontrava la mattina nel boschetto accanto al lago e al castello diroccato. Un sentiero ci portava in cima, fino alla statua della Madonna, dopo aver attraversato la cascata che i raggi del sole tra i rami coloravano d’arcobaleno. Nel pomeriggio ci si scambiava visite, alcuni giocavano a carte, i pochi giovani avevano improvvisato una “filodrammatica” rappresentando testi strappalacrime nel “cinema”, quando il parroco non aveva vecchi film da proiettare. Ci portavamo le sedie da casa. All’imbrunire la passeggiata lungo lo stradone incontro alla corriera che portava gente nuova, la posta e rare vettovaglie.

Nella via centrale c’era un bar gestito da due signorine e, di fronte, un negozietto buio in cui compravamo “cartoccetti con sorpresa”: un fischietto di latta e una pallina di zucchero intorno a un semino d’anice.

Rari gli acquisti. Non c’erano soldi, al loro posto il baratto: un sigaretto per due uova, un taglio di stoffa per il formaggio… quando babbo riusciva a portarci semola o farina ci facevamo fare le pagnotte per tutta la settimana in un forno a legna.

Ancora caldo, il pane emanava un profumo inebriante e lo avremmo divorato tutto se zia Fanny non lo avesse razionato. Gli ultimi pezzi diventavano durissimi, li rubavo e li mangiavo di notte, a letto, dopo averli immersi nell’acqua. Andavo ogni pomeriggio a lezione da una amica insegnante per sostenere da privatista l’esame di quinta elementare l’anno successivo, dopo la lunga vacanza “da sfollamento”, che a noi bambini incoscienti era piaciuta moltissimo.

Laconi sembrava un’oasi serena, o quasi, se babbo fosse stato con noi e non in zone pericolose. Mi chiedo ancora come mai non si vedessero soldati in giro,  esclusi il posto di blocco a Macomer e un gruppo di militari accampati in campagna di nonna durante un allarme notturno.

Poi, in quel settembre del 1943, dopo l’armistizio, iniziò il transito di interminabili colonne di auto e di camion lungo lo stradone verso Tonara. A bordo i soldati tedeschi, biondi, quasi bambini, e noi allineati ai margini delle cunette li guardavamo passare. In assoluto silenzio, neppure l’abbaiare di un cane, anche l’aria sembrava immobile, rarefatta, con l’istintiva paura che al minimo rumore questi alleati diventati nemici potessero farci del male.

Alla nostra isola, nonostante le distruzioni dei bombardamenti, furono risparmiati rastrellamenti di ebrei, rappresaglie, lotte partigiane, e neppure ne avevamo sentore. Arrivarono gli americani e per la prima volta vidi un soldato color cioccolato, in divisa cachi inamidata, che mi sorrise mettendo in mostra denti bianchissimi.  Gli ultimi mesi trascorsi in paese divennero una vera serena vacanza. Dopo aver sostenuto a Mandas l’esame di ammissione alle Medie, finito finalmente lo sfollamento, rientrammo a Cagliari, che ci sembrò bellissima nonostante le macerie.

di Clara Spada

tratto dalla pubblicazione per l’Unione Sarda nel 2013 in ricorrenza dei bombardamenti su Cagliari del 1943

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