Privacy Policy: l’importanza della privacy nell’era digitale

Privacy Policy

Per privacy oggi s’intende il diritto che una persona ha di decidere se e quali informazioni personali possono essere trattate da altri.

L’utilizzo crescente di computer e smartphone ha un doppio risvolto: se da un lato ha eliminato i confini geografici, dall’altro lato ha permesso l’appropriazione di molti dati che riguardano l’individuo, inclusi quelli legati alla sfera privata.

La normativa sulla privacy, di cui si sente molto parlare, ha una rilevanza enorme perché concede a ogni utente maggior controllo sull’uso dei propri dati personali.

Il bisogno di proteggere la propria sfera intima non nasce però insieme ai computer ma molto tempo prima.

Evoluzione del concetto di privacy

Fin dai primordi dell’esistenza l’essere umano cercò di proteggere se stesso e la propria cerchia familiare. Dal freddo, dai predatori, dai nemici, da ogni tipo di pericolo e intrusione che rappresentasse una minaccia per sé o per chi aveva vicino.

La ricerca di tutela e tranquillità, come lo psicologo Abraham Maslow sostiene nella sua intuitiva teoria dei bisogni, è una fra le necessità essenziali e istintive dell’uomo.

Nell’antichità l’essere umano non era consapevole di se stesso in quanto essenza e il bisogno di protezione era legato principalmente al luogo fisico in cui viveva.

Man mano che crebbe in lui la presa di coscienza del proprio io interiore, il bisogno di privacy iniziò ad assumere una veste nuova e più complessa.

Ai tempi dei greci e dei romani la distinzione tra vita pubblica e vita familiare ebbe un’importanza vitale. La vita pubblica per loro era intimamente connessa con la politica e rappresentava un dovere di tutti i cittadini maschi farne parte.

Con l’andare del tempo, la sfera sociale subentrò gradualmente a quella politica. Oltre alla riservatezza, cominciò a farsi strada un nuovo bisogno: la segretezza.

Nel Medioevo i messaggi militari, così come quelli religiosi e amorosi, iniziarono ad essere cifrati, ponendo l’uomo per la prima volta di fronte a un nuova esigenza: la tutela dei dati, come raccontano Iaselli e Gorla nel loro interessante saggio “Storia della Privacy”.

La circolazione delle informazioni doveva passare attraverso una cerchia ristretta e fidata di persone.

Ma la privacy divenne “diritto riconosciuto giuridicamente” soltanto in età moderna, quando le Corti costituzionali dei paesi occidentali la riconobbero come tale, mettendola nero su bianco.

Privacy: dal bisogno di isolamento a quello di condivisione

Nel 1890 due giovani avvocati americani, Louis D. Brandeis e Samuel Warren, elaborarono il testo “The right to be alone” (il bisogno di stare da soli), primo vero abbozzo della odierna legge sulla privacy.

Lo scritto nacque da un’esigenza personale dello stesso Warren. La vita matrimoniale travagliata del giurista statunitense fu presa d’assalto dall’Evelin Gazette di Boston, uno dei primi giornali a usare la stampa su rotativa.

I due avvocati si trovarono a riflettere su quanto la stampa avesse il diritto d’intromettersi nella sfera privata di un individuo. La privacy dal punto di vista giuridico iniziò a prendere forma sulla falsariga del principio the right to be let alone, la facoltà di essere lasciati da soli, in pace, tranquilli.

Questa concezione, germogliata a fine Ottocento negli Stati Uniti, fu accolta e adottata anche in Europa fino a quando la nuova era digitale e l’uso massivo dei dispositivi elettronici non ne ha reso necessaria una riconsiderazione.

Il web ha permesso una comunicazione planetaria che supera ogni barriera, uno spazio in cui tutti possono partecipare e socializzare liberamente. Come conseguenza Internet è diventato un luogo virtuale in cui milioni di persone riversano moltissime informazioni, fittizie e reali.

La privacy assume, perciò, un ruolo più che mai prezioso, in grado di garantire ai cittadini un impiego libero, sicuro e corretto della rete.

Ecco che da diritto di essere lasciati soli la privacy si trasforma oggi in un diritto di partecipare in modo protetto, come spiega l’avvocato Francesca Leotta nel testo “Internet e le nuove frontiere di tutela della privacy”.

La protezione ora non concerne più soltanto un posto fisico e nemmeno uno spazio familiare, domestico ma un luogo virtuale e sconfinato.

In questa prospettiva è facile capire la continua e impellente necessità di elaborare nuove e più sofisticate leggi. E la corposa normativa che ha elaborato la Comunità Europea negli ultimi anni ha messo l’Europa al primo posto al mondo per quanto riguarda la protezione dei dati personali.

Quelle che a noi a volte possono apparire come restrizioni o impedimenti, in realtà sono un tentativo sempre più curato di assicurarci protezione in uno spazio che non ha più confini fisici né giuridici e che per questo è difficile da disciplinare.

L’idea che molti sognano di una rete lasciata libera in mano agli individui, senza intervento alcuno delle autorità, è piuttosto illusoria, visto le continue e pericolose violazioni cui assistiamo ogni giorno.

La strada però è ancora molto lunga, considerato il fatto che l’inarrestabile progresso tecnologico di questi tempi va di pari passo con nuove e sempre più violente  intromissioni nella sfera privata delle persone.

di Virna Cipriani

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