“Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare” di Costanza Rizzacasa d’Orsogna

"Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare" di Costanza Rizzacasa d'Orsogna

Se ogni storia racchiude in sé una vita, questo libro di vite ne ha almeno sette, come quelle dei gatti. “Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare” di Costanza Rizzacasa d’Orsogna è un piccolo grande libro che affronta tanti temi importanti e lo fa con poesia e humour.

La storia di Milo è la storia di un incontro. E di una scelta. Perché come tutti i gattofili (ma non solo) sanno, umano e gatto non s’imbattono mai per caso l’uno nell’altro. Prima si avvicinano, si scrutano, si annusano reciprocamente e poi si scelgono. Non è mai il fato anche quando pare esserlo. Come in questa storia, la sera in cui Milo il gatto incrocia la strada di un ragazzo, il fratello della protagonista, miagolando disperato per chiedere aiutare.

Ma è anche una favola che parla di diversità e di accettazione. Milo infatti è affetto da una sindrome neurologica che gli impedisce di muoversi normalmente. Proprio un gatto, in genere emblema di agilità ed eleganza, in questo caso barcolla, cammina a zig zag, è maldestro. E non sa saltare. Eppure per la protagonista è il micio più bello del mondo.

La storia di Milo è soprattutto una storia che parla di amore. Non a caso la frase: Lui non sapeva di chiamarsi Milo. Credeva di chiamarsi Amore. Un amore che va oltre le apparenze e che vede la bellezza laddove altri notano difetti. Un amore che non conosce pregiudizi.

Milo il gatto infatti farà amicizia con altri animali in difficoltà: lo scorpioncino G-Attila, il riccio Giulia, la mucca Arianna fino ad arrivare a Valentino, il gatto balbuziente. Perché gli animali, proprio come i bambini, sono saggi. Per loro non esiste normale e disabile, di serie A o B, bianco o nero. Per loro ci sono solo diversità. E capiscono che ogni diversità è un’occasione per imparare nuovi modi di essere.

Se poi imparano attraverso una caduta poco importa, perché poi si rialzano e ricominciano a vivere. Hanno fame di vita e non si fanno fermare dalla paura di cadere o di farsi male nuovamente. Proprio come fa il piccolo Milo mentre impara a saltare.

In questo libro si parla anche d’integrazione: un’integrazione delle disabilità che altro non è, a ben guardare, un’ integrazione delle nostre ombre in un mondo che è alla continua, folle ricerca della perfezione. E nell’epoca dei social network e dei selfie, Milo, alias royalgattin, ha un profilo Instagram tutto suo che vanta centinaia di like in barba a veline e showgirl di turno.

“Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare” è una favola che ha il potere di parlare a tutti, adulti e bambini e, attraverso le metafore, di lanciare dei messaggi preziosi che vanno dritti al cuore.

di Virna Cipriani

Foto tratta da Libri sui gatti

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