“Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello di Riace” e la disobbedienza civile

Mimmo Lucano e il modello Riace di Tiziana Barillà

Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace” è un libro scritto dalla giornalista Tiziana Barillà nel 2017 ma, considerati gli ultimi fatti, decisamente ancora molto attuale.

Un quadro inedito e accurato di un sindaco e di un modello di accoglienza che ha messo in piedi negli ultimi vent’anni. Una vicenda che ha fatto il giro del mondo e che fa ancora molto discutere.

<<Lucano è un capro espiatorio perché la disobbedienza di Riace rappresenta un seme per un futuro domani>> spiega Barillà a Riforma.it. <<Lucano non ha mai nascosto di essere un primo cittadino disobbediente ma solo per agevolare l’accoglienza di chi bussava alla sua porta>>.

Spesso e volentieri si è definito il sindaco calabrese un disobbediente. Cosa s’intende realmente per disobbedienza e Mimmo Lucano è davvero un disobbediente?

Non è possibile parlare di disobbedienza civile senza citarne il massimo teorico, Henry David Thoreau, filosofo americano dei primi dell’Ottocento.

Non molto conosciuto nel nostro paese, Thoreau è stato un filosofo amato nel resto del mondo, tanto da aver influenzato personaggi del calibro di Tolstoj, Gandhi, Martin Luther King, Patty Smith e la Beat Generation,  solo per citarne alcuni.

I suoi scritti più famosi sono due: Walden, una sorta di diario filosofico che racconta la sua esperienza di vita in mezzo alla natura e Disobbedienza civileun testo in cui è riversato tutto il suo pensiero anticonformista.

Accetto di tutto cuore l’affermazione, – “Il governo migliore è quello che governa meno”, e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta infine a quest’altra affermazione, alla quale pure credo, – “Il miglior governo è quello che non governa affatto”, e quando gli uomini saranno pronti, sarà proprio quello il tipo di governo che avranno. (Tratto da “Disobbedienza civile”).

Come spiega bene l’autore Leonardo Caffo, profondo studioso di Thoreau, il filosofo statunitense esprime in queste poche righe due concetti fondamentali:

  • Il governo migliore è quello che ci governa meno.
  • se in futuro l’essere umano sarà in grado di autogestirsi, allora il governo diventerà inutile.

Thoreau aveva una visione molto lucida e critica nei confronti della società americana di allora. La strada antropocentrica che già a metà Ottocento aveva imboccato l’uomo bianco occidentale era possibile soltanto in virtù del fatto che l’essere umano si era del tutto alienato da se stesso e dalla propria natura umana.

Thoreau criticava aspramente lo sfruttamento della natura e degli animali in atto tra i suoi contemporanei. Pacifista convinto, lungimirante precursore degli ecologisti, Thoreau era consapevole che quel comportamento avrebbe portato, alla lunga, a problemi non più sostenibili.

Il filosofo osservava gli animali con molta attenzione, in quanto creature spontanee in grado di vivere senza uno stato di cose precostituite che le spingesse a muoversi in una precisa direzione.

Al contrario gli uomini, invece, rappresentano l’unica forma di vita animale che vive attraverso una forma di governo, il cui compito è quello di guidare le sue azioni. L’uomo non può comportarsi in modo creativo e originale a meno che non decida di rompere l’ordine precostituito delle cose e di crearne di nuove.

In questi ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno decisamente impressionante. Migliaia d’immigrati ammassati su barconi improvvisati, sbattuti sulle nostre coste e trasportati come bestie in giro per i centri di accoglienza. L’uomo bianco può trattare gli immigrati al pari di animali perché, come spiegava Thoreau, si è allontanato dai valori di umanità e di fratellanza.

Un merito che va riconosciuto a questo grande filosofo è quello di aver messo in pratica i concetti che ha così ben espresso nei suoi libri. Attraverso il suo esempio, il filosofo americano ha dimostrato che è possibile vivere secondo principi diversi da quelli socialmente accettati in un’epoca.

Sulla base di questo, un accostamento con il padre della disobbedienza civile allora sì, è possibile farlo nella misura in cui si considera Domenico Lucano un precursore, un anticipatore di un futuro possibile, anche se non ancora presente. Il merito del sindaco di Riace è quello di essere andato oltre ciò che esiste nel presente per creare qualcosa di nuovo.

Forse avrà commesso degli errori e, come Thoreau, è disposto ad assumersi le proprie responsabilità e a pagarne le conseguenze. E proprio come Thoreau ha vissuto in prima persona i principi in cui crede e per cui si batte. Ma Lucano ha anche il merito di averci mostrato una via nuova. Una dimensione in cui la parola integrazione ha davvero senso e nessuno meglio degli abitanti di Riace lo può dire.

di Virna Cipriani

Foto tratta da Locride Cultura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...